LA MAGIA NELLA MUSICA..remake

Aggiornamento: 3 lug 2019


Per chi arriva dalla newslwtter appena trasferita qui da Giala questo sarà un doppione, per questo sta settimana pubblicherò due articoli invece che uno :-)


Cosa può fare un suono, quando ti cattura e ti fa navigare al di là della tua stessa mente?

Quando si entra nell’ascolto, o ancora meglio, nell’ascolto mentre si pratica la musica, si crea una sorta di magia, di incanto che può mutare completamente lo stato d’essere..

Quando ad esempio ci si trova durante il laboratorio Alchechengi

(http://www.rsi.ch/la1/programmi/cultura/storie/Non-siamo-mica-matti-8064358.html ),

succede che tanta gente arriva e nonostante il proprio stato di coscienza mentale o emotivo iniziale, magari pensando ai propri problemi, magari con una non voglia o stanchezza..magari invece qualcuno arriva già bello carico.. dopo le chiacchiere, i suoni a caso delle accordature, le risate, l’incedere della ruota prende il la e appena l’accordo della prima canzone avvolge l’aria, tutto si trasforma, travolto e travolgente e la nostra testa inizia a volare e diventa essa stessa musica..

Lo stato di coscienza cambia, la tristezza può diventare felicità, la solitudine compagnia, la pesantezza saltelli leggeri in ballo improvvisato.. è come se una foresta di fiori colorati iniziasse a sbocciare irrefrenabile..

E quando una persona indossa le cuffie e inizia a registrare nella sua solitudine, due accordi, che diventano un’armonia, che diventano una canzone, che diventano voce che vibra nel microfono..che diventano frequenze in cui ci si immerge.. la realtà prende una curva diversa e lascia andare spazio e tempo e in men che non si dica era ora di correre fuori a fare la spesa, ma ..ERA…e tu sei diventato il risultato di quella vibrazione da te stesso emanata e condivisa con l’invisibile potente..


(se ne parla tanto e benissimo qui.. https://giala5589.wixsite.com/giala/gianda-books (scorrere al libro "Margini Obliqui")

ecco un estratto..

"I cosiddetti intervalli tra le note possono essere osserva-ti come silenzi e data l’incapacità umana di elaborare spazi così esigui, sono inavvertiti

Il silenzio, nella musica, è la parte basilare. Se lo osser-viamo nel nostro quotidiano, troviamo silenzio uguale imbarazzo, silenzio uguale tensione. Ma attraverso la co-struzione di un brano il silenzio è sempre denso di note.

Quando il direttore d’orchestra solleva la bacchetta e aspetta la musica, ingaggia per tutti noi un dialogo col si-lenzio.

Per chi intraprende la pratica di uno strumento il rap-porto col silenzio deve essere subito affrontato e sviluppa-to man mano che si progredisce nell’apprendimento.

Se si suona uno strumento è perché si è interessati al suono,l’interesse attraverso lo strumento al suono che ci circonda deve essere consequenziale.

Che senso avrebbe forgiare musicisti destinati a far in-cazzare i vicini di casa con grossi Marshall o a sommerge-re la cacofonia urbana con suoni di tromba lanciati in piazza a diecimila watt , contribuendo così ad alimentare il rumore consacrato dell’era industriale e della televisio-ne?

Se si è incuriositi dalla musica lo si deve essere anche dei suoni circostanti e una delle attenzioni principali del musicista deve essere quella verso il paesaggio sonoro. Più c’è attenzione, più il paesaggio sonoro si modifica.

Salvo eccezioni, si cerca di far attenzione a non gettare il pacchetto di sigarette vuoto dal finestrino dell’auto o la carta per terra. Il suono, per sua natura invisibile, si insinua ovunque e solo l’attenzione verso il suono gettato può creare un paesaggio sonoro migliore e chi, se non il musi-cista si deve adoperare affinché questo avvenga? Solo così sarà possibile raggiungere la finalità del “fare musica”, ac-centuandone la bellezza.

La musica esiste perché esiste il silenzio"

-Giovanni Gianda Bedetti, Margini Obliqui- )


La musica che ha il potere di trasformarci di portarci con sé in mondi altri e più gradi, di espandere la nostra dimensione e quella cosa che sembrava tanto grande e oscura diventa relativa e piccola almeno per quel mentre e forse anche risolvibile..o almeno sopportabile?

La musica ha dato vita anche ai mantra della meditazione a me cara..che sempre ancora sono SUONO.. suono che dalla nascita della terra e della specie umana ha guarito, sacralizzato, accompagnato, emozionato e disteso.. la musica..

CHE SIA IL COLLANTE DELLA TUA VITA, NON ABBANDONARLA MAI..CHE SIA LA COSA CHE UNISCE E NON DIVIDE..QUELLA CERCHIA SICURA ENTRO CUI TU PUOI TROVARE TE STESSO E UNIRE CONTESTI APPARETEMENTE LONTANI, COME LAVORO E AMORE…DIVERTIMENTO E STUDIO, SOLITUDINE E COMPAGNIA..





4 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti